Belcanto
An 8 × 50′ period drama set in 19th-century Milan, directed by Carmine Elia and starring Vittoria Puccini.
Stefano Lentini reimagines the operatic repertoire through contemporary production, electronic textures and cinematic soundscapes, preserving its classical identity while exploring new sonic and emotional dimensions.
Produced by Lucky Red for Rai, with UFunds and Newen Connect handling international distribution. €12M production budget, supported by the Italian Ministry of Culture and regional film funds.
BELCANTO | OPERA | TRADIZIONE | IBRIDAZIONE | ARTIGIANATO | PRODUZIONE | INVENZIONE | RISPETTO
Contrariamente a quanto si possa pensare, il belcanto non è un modo "bello" di cantare, ma una vera e propria prassi esecutiva che ha dominato il melodramma italiano nella prima metà del XIX secolo. I cantanti del belcanto adottavano precise consuetudini di fioritura, abbellimento e vocalità, oggi quasi del tutto scomparse a favore di approcci più aggressivi, potenti e iper-definiti.
Nella Serie il termine Belcanto assume un valore simbolico piuttosto che filologico: diventa il luogo dell’amore per la musica, per il canto, per quella tensione spirituale che coinvolge tanto l’interprete quanto l’ascoltatore ma anche per evocare qualcosa che non c’è più. Il concetto musicologico è stato deliberatamente tradito per creare un un polo d’attrazione atipico rivolto a quanti percepiscono la musica classica come elitaria, noiosa o antiquata.
C’è tuttavia un secondo titolo che mi ha suggestionato e guidato: è “Regina della Notte”, dalla celebre aria di Mozart. L’idea di una protagonista femminile regale, dominatrice, immersa in un contesto oscuro, portatrice di ambivalenza, mistero, e forse pericolo, mi ha accompagnato per tutta la stesura della colonna sonora, insieme a due altre tensioni fondamentali. La prima, la volontà, condivisa con il regista e i produttori, di creare un linguaggio in grado di ibridare i capolavori della musica classica e lirica con un’estetica contemporanea. La seconda, spingeva questa fusione ancora oltre, intrecciandola con la tradizione popolare napoletana, così da trascinare l’ascoltatore in un altrove simbolico, materico, antico, eppure intenso e forte come il nostro migliore pop.
La creazione della colonna sonora di Belcanto è stata lunga, forse uno dei lavori più complessi che abbia mai affrontato, durato più di un anno e mezzo, caratterizzato da un grande lavoro di squadra, a partire dalle prime riunione musicali volte a definire le arie, fino alle registrazioni degli ultimi mesi. Un processo mosso dall’idea che il luogo dell’Opera non debba essere un Museo delle antichità o delle antiche consuetudini, ma un processo dinamico. Un grande lavoro è stato fatto anche in fase di pre-produzione per realizzare le tracce musicali che hanno scandito la sincronizzazione delle performance sul set, decine di interventi musicali che prevedevano la presenza di attori, musicisti, manisti, ensemble, orchestre, coach vocali, musicali e posturali.
Lavorare a questa progetto mi ha permesso di guardare da vicino, decostruire e maneggiare capolavori unici. Ho infranto alcune regole, ne ho reinventate altre, rielaborato celebri melodie e armonie, ibridato nuclei di significato. Ho avvicinato elementi distanti e ne ho allontanati altri, perché questa serie è anche un omaggio alla complessità dell’Opera, alle infinite sfumature che la musica ha portato al suo interno, generando conflitti e pacificazioni, piaceri fugaci e riflessioni profonde. Un’idea ha guidato tutto il processo musicale: l’Opera è sempre stata dinamica, mutevole, capace di essere al tempo stesso leggera e intensa, semplice e complessa, ordinaria e raffinata. Alcuni sostengono che l’Opera sia finita con la morte di Giacomo Puccini, altri che continui a vivere nei maggiori teatri di ricerca. Per me, l’errore più grande sta nel trattarla come un'entità immutabile, un valore assoluto. Basta togliere la maiuscola alla parola Opera per rendersi conto che esistono tante opere — e per questo, non si può proprio dire che sia finita.